Primo post: “I demoni” di Dostoevskij e l’attualità

Amati lettori,

Ho deciso di inaugurare il mio nuovo blog (che, anticipo già, sarà un’accozzaglia di cose, di mie passioni principalmente) con una recensione non convenzionale, per così dire. Il libro in questione, che ho finito di leggere proprio ieri sera, dopo una settimana e mezza di lettura febbrile, è “I demoni” di Fedor Dostoevskij, e, beh, direi che ogni aggettivo che possa descrivere questa meraviglia sia solo superfluo. Questo romanzo è … appassionante, in alcuni punti molto divertente, con personaggi profondi e pieni di spessore, ma anche drammatico, crudo, violento quasi, con una conclusione che mi ha lasciata, posso dire?, di sasso. Ma “I demoni” non è solo questo, io l’ho trovato soprattutto molto attuale. Perchè, oltre allo studio dei personaggi e dei loro demoni, c’è anche la rappresentazione di un popolazione (rappresentata dagli abitanti del paesino russo in cui si svolge l’azione) corrotta dall’avvento del movimento sovversivo dei nostri, promulgato dal personaggio di Pietro Stiefanovitc (uno psicotico, ma psicotico davvero, uno dei migliori cattivi letterari, a mio parere), che, con azioni favorenti la dissolutezza, la perversione, il delitto, cambia in maniera irreversibile tutti i “sopravvissuti”, e che, sotto certi aspetti, ricorda molto quello che sta avvenendo proprio ora. Ma spieghiamo con ordine.

La vicenda si svolge in un paesino russo ed è narrata da un amico di uno dei personaggi della storia, Stefano Trofimovitc, che viene nominato solo una volta (Anton): in sintesi (senza spoilerare) l’azione inizia con l’arrivo del figlio di Barbara Petrovna, amica di Trofimovitc (il quale è stato anche tutore del figlio e vive presso di lei), di nome Nicola, al paesino natale, dopo anni all’estero. Viene subito a distinguersi per diversi fatti molto offensivi che lo portano a farsi molti nemici nel paese, ma in seguito ad un attacco cerebrale, viene assolto dai suoi misfatti in quanto considerato pazzo; nel frattempo avvengono altri due avvenimenti importanti che costituiranno il perno dell’azione nella prima parte del romanzo, ovvero l’annuncio di Stefano e Daria Pavlovna (pupilla di Barbara Petrovna), costretta a sposare il tutore cinquantenne per le voci di una sua relazione con Nicola durante il loro soggiorno in Svizzera, e il ritorno di Pietro Stiefanovitc in concomitanza con “l’affare Lebiadkin” (Nicola era sospettato di avere sposato una zoppa, sorella del capitano Lebiadkin, il quale aveva cominciato a ricattare il nobile). L’arrivo di Pietro, personaggio che catalizza fin da subito tutta la scena, costituisce l’inizio di una serie di misfatti più o meno gravi, con la complicità della maggior parte degli abitanti (anche, e soprattutto, della moglie del governatore), effettuati a nome di una società segreta sovversiva che intende sottomettere tutta la Russia (e poi il mondo) mediante la distruzione di tutti i principi etici e morali della società e la successiva costruzione di una nuova società. Come ho detto il romanzo si articola su due punti: prima di tutto l’introspezione di tutti i personaggi, che hanno, in maniera più o meno marcata, un lato oscuro, malato (questo lato oscuro raggiunge il culmine nei personaggi di Nicola, che custodisce un terribile segreto, Pietro, e Kirillov, il quale, nominato spesso “maniaco” dagli altri personaggi, ha come unico scopo il suicidio, per poter uccidere il dolore e così “diventare Dio”). Ma dall’altra parte  abbiamo anche il legame tra una società civilizzata e questa società segreta che usa gli espedienti di propagazione dei manifesti sovversivi, dell’omicidio e della preparazione di attacchi terroristici per corrompere ed infettare la società, distruggendola alla base, ovvero nelle credenze di questa: questo aspetto è così attuale, alla luce anche della strage di Bruxelles, che ad ogni pagina non facevo che pensare: “Come è possibile?!” Ovviamente il terrorismo non è cosa nuova (risale alla Rivoluzione Francese), ma il fatto che la storia continui a ripetersi in questo modo è allo stesso tempo sorprendente e deprimente, e ancora di più leggendolo da un libro scritto due secoli e mezzo fa. Credo che, comunque, a parte i riferimenti al terrorismo nel senso più generale del termine, questo romanzo sia veramente una perla da leggere assolutamente, in cui personaggi talmente reali da poterli quasi toccare per la loro profondità psicologica vengono inseriti in un contesto di provincia, e, più in generale, in una società mutevole e preda degli eventi e “dei suoi demoni”. Lo consiglio pienamente.

Voto: 9/10 (non ho dato 10 per la morte di due personaggi a me molto cari e per la poca presenza nella vicenda di Daria, un personaggio che a me è piaciuto molto e non abbastanza approfondito secondo me)

Detto questo, non mi resta che augurarvi buona serata, e … alla prossima!

riMaTesa

Primo post: “I demoni” di Dostoevskij e l’attualitàultima modifica: 2016-03-23T16:53:06+00:00da rimatesa

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