Racconti horror 2: Il Passeggero Letale

Il viaggiatore letale

“Salve, qui ProntoTaxi, in cosa posso esserle utile?”
“Ho bisogno di qualcuno che mi porti in Deadend Street”
“Certo, lei ora dove si trova?”
“All’incrocio tra Boulevard e Northwick Street”
“Va bene, signore, il taxi sarà da lei tra dieci minuti, un quarto d’ora al massimo, se ci dovrebbero essere problemi non esiti a chiamare, arrivederci”

Andiamo, solo questo cliente, poi potrai andare a casa dalla tua Jeanie.
A dire il vero la giornata non era stata delle migliori: tre clienti erano entrati nel suo taxi, questo sarebbe stato il quarto e ultimo. Gli affari non andavano benissimo ultimamente; la gente ormai si faceva scarrozzare solo al di fuori dell’orario giornaliero dei bus, ma nonostante ciò doveva comunque passare da una parte all’altra della città, nel caso in cui qualcuno avesse deciso improvvisamente di non camminare, e di salire sulla sua vettura.
Ed era pure la Vigilia di Natale.
Aveva persino litigato con la moglie la sera precedente a causa di quel lavoro, che non gli portava nulla se non un gran mal di testa la sera e il nervosismo per quei pochi clienti, pure maleducati.
Ma dopo quel cliente sarebbe filato diritto a casa, anche a cento all’ora se necessario, perchè voleva stare un po’ con sua figlia e “interpretare” come si deve Babbo Natale.
Certo, la sua ultima missione non sembrava delle migliori: si trovava nella periferia della città, diretto verso la campagna, e attorno a lui si stagliavano immensi prati desolati e stradine strette.
E, peggio, c’era la nebbia.
Con maggiore lentezza (perchè sì, doveva tornare a casa, ma avrebbe preferito tornarci vivo) si avvicinò all’incrocio dove si trovava il suo cliente, e lo trovò sotto il lampione che lo aspettava.
Mamma mia, già così mi mette paura. Spero non sia un serial killer.
Impermeabile nero, cappuccio, e stivali. Questo era ciò che riusciva a vedere del suo cliente.
Scuotendo la testa per scacciare brutti pensieri, accostò al ciglio della strada e attese che l’uomo (?) salisse in auto.
“Buonasera, lei deve andare in Deadend Street, giusto?” gli domandò, appena fu salito, voltandosi verso il sedile posteriore.
“Sì” fu la risposta laconica del passeggero. Strano, non riusciva a vedergli bene il viso nemmeno in auto. Forse non era stata una buona idea accettare l’ultimo incarico.
Senza dire nulla, si girò per accendere il navigatore e cercare la strada. Niente. Ancora più strano, visto che il navigatore aveva sempre funzionato benissimo. Forse non aveva digitato bene il nome della strada.
“Si scrive D-E-A-D-E-N-D street, giusto?”
“Sì” fu il secondo monosillabo emesso dal passeggero.
Che collaborazione.
Digitò nuovamente: niente. Provò a digitare una strada che conosceva ed uscì il percorso corrispondente. Questo non era un problema del navigatore.
“Senta, signore, forse questa strada è nuova? Oppure le è stato cambiato il nome?”
“Io la conosco come Deadend Street” rispose il cliente, aggiungendo poco dopo:” Se vuole però posso darle io le indicazioni, so come arrivarci”
Ora, aveva avuto diverse esperienze con quel tipo di clienti, e sapeva che non doveva fidarsi a seguire le loro indicazioni, il più delle volte sbagliate o confusionarie: ma voleva tornare a casa al più presto ….
“Mi dica dove devo andare”

 

Dopo venti minuti in taxi arrivò ad una conclusione: avrebbe dovuto seguire il suo istinto, punto e basta. Non solo le sue previsioni si erano avverate, non sapeva nemmeno più dov’era finito; i campi desolati erano stati sostituiti da una stradina in salita, e alla loro vastità era subentrato un spazio ristrettissimo in cui potersi muovere con il taxi. C’erano anche diverse buche e una nebbia fittissima, e doveva guidare a trenta all’ora per evitare di bucare una ruota o di finire in qualche burrone. In più il suo passeggero era sempre più inquietante: gli dava indicazioni con quella voce monocorde, senza nessuna variazione, e alle sue domande frequenti rispondeva a monosillabi. Avrebbe voluto prenderlo a calci. In più nè il navigatore nè il cellulare prendevano più, quindi non poteva contattare nessuno, nemmeno la sua famiglia. Alla fine non ce la fece proprio più.
Sebbene non avesse proprio voglia di fermarsi lì, gli chiese:”Senta, signore, credo che ci siamo persi. Che ne direbbe se ci fermassimo un momento e fare il punto della situazione?” e nel farlo si girò verso il sedile posteriore.
Con sua enorme sorpresa, scoprì che sul sedile posteriore non c’era nessuno! Come era possibile?! Dal taxi non era sceso nessuno, e poi sarebbe stato un vero e proprio suicidio anche tentare di buttarsi fuori dall’auto!
Ancora scosso, girò nuovamente la testa avanti a sè di scatto, notando improvvisamente che l’auto si trovava in pendenza. Non riuscì nemmeno a frenare. L’auto stava già precipitando.

“Ieri sulla strada che porta a Deadend si è consumata la tragedia: un’auto è stata vista precipitare in un burrone ad uno dei tornanti. Le autorità, che hanno cominciato i lavori di recupero del veicolo, sono state contattate da uno dei pochi abitanti del paese fantasma di Deadend: l’uomo, un pensionato con evidenti problemi di demenza senile, ha giurato agli agenti di aver visto dietro all’auto una figura incappucciata, di spalle rispetto a lui, che poi è svanita nella nebbia. Ha giurato anche di averlo già visto quando Deadend è stata protagonista dell’esplosione alla piccola scuola elementare che ha causato il quasi totale spopolamento del paese. Si attendono novità sull’identità della vittima.”

Salve a tutti! Volevo specificare che la trama della storia non è proprio originale originale, è tratta da una leggenda metropolitana giapponese (e i giapponesi ne sanno eh quando si parla di terrore!! XD) chiamata “Passeggero letale”, mi sembrava giusto mantenere il titolo XD Quando leggo storie giapponesi m’inquieto un sacco, non so voi XD Sto già preparando delle storie grafiche dello stesso genere, tipo racconti brevi horror a fumetti! XD
A presto (commentate e recensite!)
riMaTesa

 

 

Racconti horror 2: Il Passeggero Letaleultima modifica: 2016-04-05T16:03:45+00:00da rimatesa
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