Recensioni musicali: “Cry Baby” di Melanie Martinez

Salve a tutti, amati lettori!

Poichè nel mio blog ho inserito anche la musica, e soprattutto volevo anche usare questo blog per fare recensioni, ho deciso di partire con un album che mi ha fatta letteralmente impazzire (in senso positivo, ovviamente) per il suo stile originale (che si riflette tra l’altro anche nello stile un po’ lolita della cantante) e particolare: parlo di “Cry Baby” di Melanie Martinez, pubblicato il 14 Agosto 2015 da Atlantic Records. Di sotto la copertina.

 

 

Allora, l’album fu concepito da Melanie Martinez (alias Melanie Adele Martinez, classe 1995) come una storia che vede come protagonista una ragazzina chiamata Cry Baby, la quale arriva alla pazzia a causa prima della sua famiglia disfunzionale, poi delle sue delusioni amorose (viene menzionato il fatto che alla sua festa di compleanno non si fosse presentato nessuno, nemmeno il ragazzo di cui era innamorata o gli amici di lei – riferimento alla traccia “Pity Party”). In seguito viene anche rapita da un lupo gelataio, che poi uccide con latte e biscotti avvelenati, riuscendo quindi a scappare: Cry Baby però è cambiata, la pazzia prende il sopravvento.

Questo è il concept, ma per quanto riguarda le tracce?

L’album inizia con la traccia che dà il nome all’album, “Cry Baby”, di cui notiamo queste note un po’ fiabesche, un po’ da ninna-nanna all’inizio della canzone, che permettono anche di far emergere la particolare voce della cantante (una delle tracce migliori dell’album, a mio parere); la canzone parla di questa ragazza/ina molto sola il cui cuore è troppo grande (tanto da essere troppo grande anche per il suo corpo) e le cui lacrime inondano tutto. Molto suggestivo anche il video, che mostra questa ragazzina, impersonata dalla cantante, abbandonata da tutti, e che si conclude con la visuale di questa casa di bambola che richiama la traccia successiva, “Dollhouse”.

La seconda traccia approfondisce il tema dell’ambiente familiare disfunzionale, che all’esterno è mascherato da ambiente perfetto. “Dollhouse” riconferma lo stile particolare di Melanie, che usa (in questa canzone in particolare) non solo gli strumenti, come il piano, ma anche rumori che creano il ritmo della canzone, come lo schiocchiare delle dita oppure il ticchettio dell’orologio.

Si passa poi a “Sippy Cup”, che approfondisce il tema precedente, in particolare della dipendenza dall’alcool di una madre (la madre di Cry Baby); anche qui il ritmo è costruito su suoni molto particolari come quello di un liquido che scorre dalla bottiglia, ma la canzone personalmente non mi ha coinvolta come la prima traccia.

La più famosa traccia dell’album è di certo “Carousel”, usata come colonna sonora della quarta stagione di AHS; i toni circensi fanno da contorno alla canzone, che parla di una difficile storia d’amore, altalenante e paragonabile all’essere inchiodati su una giostra.

“Alphabet boy” è uno sfogo verso le persone arroganti, che si credono superiori agli altri per la loro cultura o il loro titolo di studio.

“Soap”, la quinta traccia, la quale parla del fatto che la protagonista abbia parlato un po’ troppo, si sia lasciata sfuggire un sentimento dalla bocca e ora ne debba pagare le conseguenze: per questo la prossima volta dovrà stare attenta a sciacquarsi la bocca con il sapone. L’uso di suoni come quello delle bolle che scoppiano rende ancora una volta la canzone particolare e coinvolgente.

Poi abbiamo “Training wheels”, una ballata che parla dell’amore e dell’amicizia, e successivamente “Pity Party”, che riprende il ritornello della canzone di Lesley Gore del 1965 “It’s my party!”, il cui tema principale è la solitudine della protagonista, la quale organizza una festa a cui non partecipa nessuno, avvenimento che la porterà a poco a poco alla pazzia.

In “Tag, you’re it” viene affrontato il tema della violenza sessuale; anche qui viene ripreso il ritornello “Eenie, meenie, miny, moo”: da wikipedia, “can be spelled a number of ways, is a children’s counting rhyme, used to select a person in games such as tag“, che infatti può essere considerato come il nostro “acchiappino”, o “ce l’hai”. “Tag, you’re it” corrisponderebbe al nostro italiano “Ce l’hai tu!”

In “Milk and cookies” viene affrontato il tema dell’omicidio: la protagonista, che si dichiara da sola fot****mente pazza, avvelena il suo rapitore: la canzone ha un ritmo che cattura subito per la sua formula a filastrocca, per le tonalità sempre da ninna-nanna (per mettere a dormire l’ascoltatore con latte e biscotti “speciali”), e per i suoni inseriti, come un rumore di campane da chiesa accennato.

“Pacify Her” è una riflessione sul falso amore che in realtà è solo gioco, dettato dalla competizione, mentre “Mr. Potato Head” è una denuncia alla chirurgia plastica e alle sue conseguenze.

La traccia finale dell’album canonico è “Mad Hatter” in cui viene raggiunta l’apoteosi della pazzia di Cry Baby, la quale non si sente più a suo agio con le persone normali, ma con le persone pazze, e che si identifica nel Cappellaio Matto; molte infatti sono le analogie con il mondo di Alice, come il “blue caterpillar”, ovvero il brucaliffo, o appunto il “Mad Hatter”.

Le altre tre tracce bonus contenute nell’edizione deluxe sono: “Play Date”, “Teddy Bear” e “Cake”. Quest’ultima mi è rimasta molto impressa per il ritmo che mi ha catturata subito al primo ascolto, in cui la protagonista si immagina come una torta che viene buttata via dal ragazzo di cui è innamorata, e le cui tonalità sono sempre quelle caratteristiche di Melanie, ma con un ritmo più veloce e un carattere più elettronico soprattutto al ritornello.

In sintesi, per concludere, credo che quest’album sia veramente un diamante nel suo genere, scritto ed interpretato da un’artista che secondo me farà molta strada e che spero acquisisca i riconoscimenti che merita.

Voto: 9,5/10 (non ho messo il voto pieno perchè qualche canzone non mi ha catturata subito, in particolare Soap, quindi solo per gusto soggettivo)

A presto!

riMaTesa

Recensioni musicali: “Cry Baby” di Melanie Martinezultima modifica: 2016-04-08T15:37:06+00:00da rimatesa
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento