Racconti horror 3: Qualcosa di strano

Passi veloci. Rumore di tacchi sulle scale. Un gradino, poi un altro, fino all’ultimo piano.

La giornata di lavoro ti è sembrata più lunga e più stancante del solito. Il tuo capo ti sta addosso sebbene tu sia brava e diligente, al limite dello stackanovismo. Sei l’ultima, come sempre, a lasciare il tuo ufficio: dopotutto ti sei trasferita da casa apposta per accettare quel lavoro ben retribuito e che, nonostante tutto, ti soddisfa molto, e non hai motivo per tornare a casa presto. Nessun fidanzato, nessun animale domestico, nessun amico da sentire a casa. Il lavoro si è succhiato la tua vita, ti direbbero i colleghi, ma a te non importa. A te piace quello che fai, e non ti dispiace la tua solitudine. Sì, i genitori si preoccupano sempre (sei sempre da sola, fatti qualche amico), ma tu fremi al pensiero che a casa potrai farti una bella doccia calda, mangiare qualcosa di diverso (magari una pizza), infilarti il piagiamone e continuare quel bel libro che stai leggendo con un bicchiere di vino bianco.

E’ in questo stato d’animo che arrivi al parcheggio, trovando subito la tua auto (l’ultima rimasta, ovviamente), tiri fuori le chiavi e premi il pulsante per sbloccare le portiere. Ti accorgi solo allora, con la coda dell’occhio, che c’è qualcosa che non va. Guardi meglio, e i tuoi dubbi vengono confermati. Una delle ruote anteriori è affosciata. Si è bucata.

Come può essere successo?

In realtà non aveva senso rimuginare sul perchè o sul come, c’era sempre la probabilità che un evento del genere capitasse. Ti era solo capitato nel momento sbagliato.
Il problema era cosa fare ora: chiamare qualcuno? Provare a cambiarla da sola? Opti subito per la prima soluzione. Non hai voglia di perdere tempo a fare qualcosa che non hai mai provato. Prendi il cellulare quando una serie di squilli ti precede. Mittente sconosciuto.

“Pronto?”

“…”

“Pronto?”

“Beep-Beep-beep…”

E’ da tutta la giornata che va avanti così. Hai ricevuto almeno tre chiamate di quel tipo. Se almeno la smettessero, è ovvio che sia uno scherzo di cattivo gusto.

Provi a chiamare qualcuno per l’auto ma stranamente il telefono non funziona più. E’ possibile solamente effettuare chiamate di emergenza. La rete telefonica dopottutto in quella struttura è sempre stata scadente. Decidi che è meglio tornare in ufficio, e usare il telefono fisso per fare la tua telefonata, a quanto pare il tuo libro dovrà attendere un po’.

Rientrando noti una cosa strana: è andata via la luce, ad illuminare le scale sono solamente le luci di emergenza. Funzionano ad intermittenza, come luci psichedeliche, come in un film dell’orrore. E’ meglio non fare certi pensieri, è buio, e tu sei da sola, non hai bisogno anche di metterti paura.
Sali gli scalini lentamente, per evitare di inciampare, rampa per rampa. Appoggiando la mano sullo scorrimano le tue dita trovano qualcosa di sottile e leggero. Un filo rosso legato allo scorrimano. Appeso c’è un biglietto. Con noncuranza lo prendi.

Le rose sono rosse ….

Ti blocchi, come se una scarica ti avesse percorso la spina dorsale. C’era già quel biglietto? Non ne sei sicura. Ma, come se una forza invisibile ti guidasse, continui la tua salita, e al secondo piano trovi un altro biglietto, anche questo tenuto fermo da uno spaghetto rosso, di quelli per incartare i regali.

Le viole sono blu ….

Qualcosa nella tua testa ti ordina di fuggire, chiamare aiuto, gridare, fare qualcosa, ma a tutto ciò le tue gambe rispondono continuando a salire, verso la fine di quella filastrocca.

E questa notte ….

Sei arrivata al tuo piano: cosa dovresti fare? Continuare la salita? Provare a contattare qualcuno dal tuo ufficio? Ora ne sei sicura: la gomma a terra, il black-out …. è stato tutto programmato per farti rimanere lì, ma di chi sia opera tutto questo non lo sai.

Un rumore ti impedisce di continuare la tua salita. Un rumore che proviene dal corridoio. Decidi di cambiare la tua destinazione. Cominci ad avanzare lentamente verso la porta chiusa del tuo ampio studio, è tra le ultime del lungo corridoio. Cammini, e ti sembra di vedere ombre dappertutto. Le luci di emergenza e il tuo cellulare, che ora usi come torcia, ti permettono di vedere ciò che succede vicino a te. Tutti i tuoi sensi sono amplificati, senti una risata sommessa, un rumore sul pavimento, e continui la tua avanzata. Non ti premuri di vedere se la rete è tornata sul tuo cellulare, decidi di prendere un piccolo vaso di ornamento posto sul corridoio, per usarlo come arma. Riponi il cellulare in tasca, e strizzi gli occhi per vedere meglio.

Alla fine tutti i tuoi sospetti si rivelano veri: c’è qualcuno, e quel qualcuno è nel tuo ufficio. C’è persino la luce accesa, che filtra sotto la porta. Ti posizioni di fronte ad essa, alzi con cura il vaso sopra di te. E’ il momento. Apri di scatto la porta.

“Sorpresa!!!”

Rimani totalmente bloccata, puoi persino vedere nella tua testa l’espressione stupida che hai sul viso: una … sorpresa?

“Ehm … che cosa fai con un vaso in mano?” ti chiede una delle tue colleghe, mentre tu prontamente lo riponi per terra, e un’altra ragazza risponde per te:”Povera, l’abbiamo spaventata, si aspettava un serial killer!” seguita da alcune risate.
“Già” rispondi tu con voce sommessa, appena udibile, “ma a cosa devo .. tutto questo?”
“Ma come a cosa?!” ribatte il tuo capo, mantenutosi in disparte, “lavori troppo, ragazza! E’ il tuo compleanno, sciocchina!”
La scoperta ti piomba sul capo come un macigno; ma certo, è il tuo compleanno!
“Oh” è l’unica cosa che riesci a dire, mentre un ragazzo porta fuori il vaso e chiude la porta e un altro ti porge un bicchiere di champagne per fare il brindisi.

——

La gomma a terra era l’espediente, ripensi dopo che alcuni tuoi colleghi hanno finito di cambiarla, scusandosi ancora, ma non avevano trovato altro espediente per tenerti lì e preparare l’ufficio con vivande, decorazioni e regali. Mentre sali in auto e li saluti ripensi a quanto sei stata sciocca: pensare che qualcuno volesse ucciderti! Guardavi troppi film di paura, certamente. Peccato che tu non abbia avuto il tempo di finire la filastrocca, avresti voluto sapere la fine.

Esci dal garage, aspetti e ti inserisci nella strada principale, e il tuo sguardo cade sullo posto accanto al tuo. I tuoi occhi colgono qualcosa di rosso. Uno spago.
A quanto pare i tuoi colleghi avevano pensato anche a quello.

Mentre percorri la strada dritta prendi il biglietto e lo leggi. Non è quello che ti aspettavi.

E questa notte  …..  a morire sarai tu.

“Mio dio, credo di essere proprio brilla”

Cavolo, smettila di parlare, pensò il giovane mentre la sua ragazza, distessa sui sedili posteriori, blaterava.

Fu un attimo. Vide un auto, luci accese, portiera aperta. Decise di fermarsi, sebbene l’istinto gli consigliasse di tirare dritto. Forse un altro ubriaco che era andato a liberarsi la vescica.

Accostò dietro la vettura, scese, e si avvicinò all’auto.

Un braccio penzolante dal finestrino del conducente. Dallo specchietto tutto quello che vide furono due orbite vuote e la gola tagliata.

“Oh mio dio” rispose il giovane, arretrando. Sbattè contro qualcosa, qualcuno.

“E questa notte, a morire sarai anche tu”

Ciao, a presto!
riMaTesa

Racconti horror 3: Qualcosa di stranoultima modifica: 2016-04-10T15:59:04+00:00da rimatesa
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