Recensioni libri: “Bambino 44” di Tom Rob Smith

Salve a tutti! Oggi ho deciso di recensire l’ultimo libro che ho finito di leggere (proprio ieri): si intitola “Bambino 44” (o “Child 44”, in lingua originale), edito da Sperling & Kupfer nel 2008. Di sotto la copertina.

 

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Parola chiave: SOPRAVVIVENZA

Ho deciso di riassumere in questa parola chiave il romanzo (anche se ce ne sarebbero molti altri, credetemi), perchè è il nodo fondamentale: è vero, la trama si rifà alla storia vera di Andrej Romanovic Cikatilo, soprannominato il “Killer di Rostov”, accusato dell’assassinio di 53 persone tra il 1978 e il 1990, in maniera molto libera, anche se saltano all’occhio alcuni particolari combacianti (per esempio il fatto che Romanovic avesse scoperto di avere avuto un fratello rapito e divorato dai vicini, di cui riparleremo più avanti), ma il romanzo non è solamente incentrato sulle indagini e la ricerca del colpevole da parte dei protagonisti, molti sono i suoi punti fondamentali.

In primis, viene presentato al lettore un realistico ritratto dell’URSS stalinista, dominata dalla paura e dal controllo. L’ordine è mantenuto dall’MGB e dalla Sicurezza di Stato, la vita di ogni cittadino è costantemente monitorata al limite del maniacale (il numero dei figli avuti da una coppia, o la loro assenza, per esempio): guai a fare qualcosa che possa compromettere il sistema, che possa anche solo mettere in discussione il fine ultimo, la costituizione di quella società perfetta sognata e voluta da Stalin. Nessuno si deve sentire al sicuro, il tradimento può arrivare da chiunque, dal tuo vicino di casa, persino dal tuo migliore amico; e allora l’unica cosa che puoi fare è sperare di sopravvivere prima, e che la tua sentenza sia mite poi (anche perchè se non c’era l’esecuzione c’era il gulag).

Ma l’Unione Sovietica descritta da Smith è anche lo stato dei piccoli paesini, sperduti e ricoperti di neve, collegati (ma anche no) dalla ferrovia, in cui la gente normale fa fatica a mangiare; se non c’è cibo ci sono i ratti e gli animali domestici rimasti, e se quelli finiscono, allora si rivolge la propria attenzione ai compaesani (principalmente bambini), praticando così il cannibalismo.

E’ l’Unione lontana dallo Stato Stalinista, che non ha nessun interesse nell’epurazione, e che fa scudo attorno a dissidenti e fuggitivi (come capita ai due protagonisti Leo e Raisa, in fuga dall’MGB): li aiuta, li nutre e li nasconde.

E’ in questo contesto che i personaggi principali vengono presentati: da una parte i “buoni”, Leo, Raisa, Nesterov, dall’altra il cattivo Vasilij (no, cattivo non ci sta, dovrei dire mostruoso, malefico, orribile … sì, si è capito), ma le cose non sono così semplici. Non può essere tutto ridotto ad un buono vs cattivo: nel romanzo un aspetto molto importante è che non esistono solo il bianco e il nero, e i personaggi seguono alla lettera questo principio.

Cambiano, si evolvono, non rimangono statici.

Primo tra tutti sicuramente Leo: da poliziotto ligio al dovere, schiavo del sistema, uomo che crede veramente, fino in fondo, di cambiare le cose in meglio (arresta, fa torturare innocenti, con questa convinzione), diventa ribelle, dissidente, un fuggitivo. Capisce, come dopo un’Epifania (rappresentata dall’assistere all’interrogatorio di Anatolij il veterinario, il quale, innocente, viene torturato davanti al protagonista), che quel sistema non è perfetto, e, come di fronte ad uno specchio incrinato, decide di rifiutarsi di denunciare la moglie Raisa, il cui nome è stato fatto proprio dal veterinario (apparentemente), sapendo di mettere in pericolo non solo loro due, ma anche tutti coloro a cui tiene, per esempio i genitori. E la metamorfosi diventa più evidente quando, degradato e trasferito a Rostov, viene incaricato di trovare l’assassino di una ragazzina: ma anche questa volta, l’apparenza è ben peggiore della realtà. Perchè Larisa (è questo il nome della bambina) non è l’unica vittima dell’omicida, lui se ne ricorda un altro, quello del figlio del suo amico e collega Fedor, a cui, all’inizio del romanzo lui stesso va a fare visita per convincerli che ciò che è accaduto al loro figlio è stato solo un incidente. Qui a Rostov Leo incontra un altro personaggio chiave nella storia, il generale Nesterov: uomo di sani principi, con una famiglia che ama talmente tanto da essere disposto a far giustiziare un innocente per l’omicidio di Larisa. Una discussione con Leo però lo convincerà che è necessario fare qualcosa per fermare il mostro, e allora lui, Leo e Raisa cominciano ad indagare di nascosto. Non voglio fare spoiler, ma credevo che avrebbe tradito Leo (e in realtà lo fa) consegnandolo a Vasilij: invece aveva precedentemente preparato un piano per farlo fuggire e continuare l’indagine.

Un altro personaggio che voglio ringraziare Smith per aver reso così bene è Raisa: insegnante di 27 anni, ci viene subito detto che è una donna bellissima, e molto fedele al marito (sebbene Leo l’avesse fatta seguire sospettando potesse avere un amante). O almeno, è quello che sembra. Perchè Raisa in realtà ha fatto della sua vita una continua ricerca della sopravvivenza: ha dovuto subire lo sterminio della famiglia da parte dell’esercito sovietico durante la Seconda Guerra Mondiale, è stata profuga, subendo infiniti maltrattamenti, ha dovuto sposare un uomo che detestava per evitare ripercussioni, fingere di essere incinta per non essere denunciata dal marito. Eppure con lo svolgersi della vicenda diventa compagna di Leo nella sua ricerca di redenzione, nonostante voglia solo vivere, e si rende conto che non ha mai vissuto davvero fino a quel momento. Un personaggio intelligente, tosto e senza peli sulla lingua che ho adorato.

Vasilij non lo descrivo nemmeno, vi bastino le parole sadico, perverso, ossessionato da Leo. Avete capito il personaggio.

Non racconto altro della trama (sennò rovino tutto), vi lascio da scoprire il colpo di scena finale …. e chissà se Leo e Raisa scopriranno di amarsi, dopotutto.

Detto questo io do un 10/10 (l’ho letto in cinque giorni, vorrà dire qualcosa, no?!) per tutto, trama, ambientazione che mi faceva venire freddo nonostante il caldo toscano, e personaggi. Pollici in su per tutto insomma!!

Detto questo vi saluto, a presto!

RiMaTesa

Recensioni libri: “Bambino 44” di Tom Rob Smithultima modifica: 2016-04-15T19:24:41+00:00da rimatesa
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