Recensione: “Dark Places” e “Sulla Pelle” di Gillian Flynn

Ciao a tutti! In questo nuovo articolo, mi occuperò della recensione di due romanzi partoriti dalla mente della stessa autrice.

Eh, sì, come avrete capito dal titolo parliamo di Gillian Flynn, uno dei nomi di punta dell’editoria statunitense (e non) attuale, in relazione principalmente al caso editoriale “Gone Girl”, in Italia pubblicato come “L’amore bugiardo” (che io purtroppo non ho ancora letto, ma rimedierò presto).

Cominciamo da “Sulla Pelle”, che in ordine cronologico è anche il primo pubblicato dall’autrice nel 2006. Di seguito la copertina:     Trama: Due bambine sono state rapite e assassinate. Avevano nove e dieci anni; quando sono state ritrovate, la loro bocca era aperta, come in un estremo gesto di stupore, e l’assassino aveva strappato loro tutti i denti. Spetta alla giovane reporter Camille seguire il caso per conto del giornale per cui lavora. Indagando sugli omicidi insieme al capo della polizia locale e a un agente speciale dell’FBI, Camille inizia a identificarsi sempre di più con le giovani vittime. Perché ha la sensazione di aver già vissuto sulla propria pelle i loro orrori? Incalzata dai suoi demoni, dovrà risolvere il puzzle del suo passato, prima che il ritorno forzato a casa si trasformi in un viaggio a senso unico verso l’inferno.

Parola chiave: PAROLE

Sì, lo so, sembra banale, ma questo è anche il tema principale del romanzo. La protagonista è Camille, una giornalista in un piccolo giornale di Chicago, che viene mandata dal suo superiore ad indagare sul caso di una ragazzina trovata morta senza denti, e di un’altra ragazzina scomparsa; sarebbe un normale reportage dell’avvenimento, se non fosse che il luogo del delitto è proprio la città natale di Camille, luogo della sua problematica infanzia.

Sì, perchè l’infanzia di Camille è stata molto complicata.

Suo padre l’ha lasciata quando era piccola,e la madre, perfetta in ogni aspetto, ma al contempo fredda e crudele verso sua figlia, poco dopo si è risposata con un uomo benestante.

E poi c’è Mariam, sua sorella, morta anni prima per una lunga malattia.

Questo e altri avvenimenti l’hanno segnata, tanto che il suo corpo e rivestito di cicatrici. Sì, perchè Camille, oltre ad essere dipendente dall’alcool, è (o meglio, è stata) anche autolesionista. MALVAGIA, BAMBINA, SPORCA, e tantissime altre parole rivestono come una mappa il suo corpo, che lei ha imparato a coprire con maglie e gonne lunghe.

E’ quindi intuibile che il suo “viaggio” nel passato sarà tutto tranne che rigenerante per il suo benessere mentale, ed oltre ai problemi legati all’indagine, all’incontro con sua madre Adora e la conoscenza della sua sorellastra adolescente Amma, si aggiunge anche l'”intrigo amoroso” con l’agente dell’FBI incaricato di risolvere il caso.

Ho trovato “Sulla Pelle” un bel romanzo, sebbene non abbia gradito moltissimo il personaggio di Camille, a mio avviso molto debole: a parte la questione di alcolismo e autolesionismo, infatti, lei si dimostra inerme agli eventi, sia nei suoi rapporti interpersonali che nel suo impegno lavorativo. Non riesce a lasciare il nido (la casa di sua madre e del patrigno), sebbene sappia che questo la porterà alla pazzia e forse alla morte, e pure la sua relazione con il detective (di cui al momento non ricordo il nome, sorry) mi ha fatto storcere un po’ il naso.

In più lo svolgimento dell’azione è piuttosto prevedibile, tanto che avevo capito, se non chi era il colpevole dell’omicidio delle due bambine (ma ci ero andata vicina), almeno qual era stata la reale fine della sorella Marian.

Quindi il mio voto, per tutte queste ragioni, è 7,5/10 (perchè, sebbene tutto ciò, ho letto il libro, vuoi perchè era piuttosto corto, vuoi perchè lo stile è comunque scorrevolissimo, in neanche due giorni, e sebbene il finale non mi abbia soddisfatta, è comunque un buon romanzo).

 

Passiamo quindi al secondo romanzo, “Dark Places: Nei luoghi oscuri”, pubblicato nel 2009. Di seguito la copertina:

Trama:

Libby non è una ragazza di buon carattere, non lo è mai stata. C’è qualcosa di cinico e meschino in lei, una sorta di lato oscuro di cui lei stessa ammette l’esistenza e con cui è costretta a fare i conti. Libby aveva sette anni quando sua madre e le sue sorelle furono uccise in un rito satanico. Fu lei ad accusare suo fratello Ben di essere stato l’autore della strage. Ventiquattro anni dopo Ben è in carcere e Libby vive alle spalle delle associazioni di beneficenza che le hanno inviato donazioni per tutti quegli anni.
A cambiare le carte in tavola sarà il Kill Club, una società segreta di “feticisti del crimine”, i cui soci sono convinti dell’innocenza di Ben e rintracciano Libby perché lo scagioni. I membri del gruppo le insinuano il dubbio di essere stata manipolata e Libby è infastidita da quei pagliacci fanatici che ficcano il naso nella sua memoria. Ma i soldi che le offrono per tornare a scavare nel suo passato e cercare il vero colpevole della strage le servono. Così Libby inizia una dolorosa ricerca attraverso la quale, a poco a poco, i ricordi riaffiorano da quei luoghi della mente che fino a ora aveva volutamente oscurato. Insospettabili verità verranno a galla e Libby ritroverà se stessa, ripartendo da dove aveva iniziato: in fuga da un killer.

Parola chiave: RICORDO

I ricordi di Libby e degli altri componenti della famiglia Day sono il nodo fondamentale del romanzo: l’impostazione del libro, in cui si alternano due piani temporali, ovvero da una parte il presente di Libby che viene contattata da Lyle e deve scoprire il vero colpevole dell’eccidio della sua famiglia, e dall’altra il giorno dell’eccidio, narrato in vari momenti da tutti i componenti della famiglia Day, mi è piaciuta moltissimo. Questo perchè la storia viene paragonata ad un puzzle che, andando avanti nella lettura, viene a mano a mano risolto, fino al colpo di scena finale.

Beh, diciamo mezzo.

Anche qui infatti la storia è abbastanza prevedibile (almeno da metà romanzo, più o meno) da un certo punto di vista, ma questo non mi ha impedito di rimanere a bocca aperta alla fine; in più tutti i personaggi vengono analizzati in maniera molto realistica, e il filo della storia è molto coerente e, sebbene complesso, reso in maniera fluida e lineare.

Tra tutti il personaggio di Libby, molto complesso (come tutti i personaggi femminili creati da Gillian Flynn), soprattutto in relazione a ciò che ha passato: a differenza di Camille, però, nonostante all’inizio venga descritta come una ragazza la cui unica aspirazione nella vita sia quella di rimanere a letto e bere mentre vive con i soldi di varie associazioni, e di vivere una “non-vita”, con il procedere della trama tira fuori le unghie e fa di tutto per vendicare i “suoi” morti, fino anche a rischiare nuovamente la vita.

Altro personaggio che mi è piaciuto molto è quello di Patty Day, la madre di Libby: donna forte e orgogliosa, che ha passato la sua vita adulta a mantenere in vita la fattoria dei genitori, dopo che il suo ex-marito ha prosciugato tutto il loro capitale, e che prova in tutti i modi a crescere al meglio i suoi quattro figli, nonostante sia costretta a dichiarare bancarotta. E anche il rapporto con i suoi figli è stato reso a mio parere alla perfezione: dalla relazione stretta con le sue tre figlie femmine, ai problemi che avrebbe qualunque madre ad affrontare da sola un figlio maschio in età puberale.

In sostanza, per le dinamiche, i personaggi, e lo stile, mi sento di dare a questo romanzo un voto più altro del precendente, 8,5/10 (non è uno dei libri che mi ha fatto emozionare di più tra quelli che ho letto, ma è un buonissimo thriller, e mi ha tenuta con il fiato sospeso, tanto che non riuscivo a staccare gli occhi dalle pagine – ho finito anche questo in due giorni infatti).

Direi che questo per ora sia tutto, perdono il momento di assenza, ma presto pubblicherò un’altra recensione, credo di un CD, stavolta 🙂

Ciao a tutti, a presto

RiMaTesa

 

Recensione: “Dark Places” e “Sulla Pelle” di Gillian Flynnultima modifica: 2016-06-14T14:52:49+00:00da rimatesa
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